claudia

Chi sono

Claudia, disegnatrice di fumetti, illustratrice, genovese, regina della pizza, fangirl,  nerd extraordinaire e watercolors addicted.

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Dove potete trovarmi

Ogni tanto potete beccarmi in giro su qualche social (anche se social non sono poi molto).

FacebookInstagram – Tumblr

oppure sul mio  Etsy  shop.

 

Cosa faccio

La risposta semi seria sarebbe: faccio i disegnini.
Per delle risposte un po’ più professionali (ah ah) vi rimando ad una piccola intervista rilasciata ad un’amica per una fanzine, qualche anno fa (ma sempre attuale).

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Parlaci un po’ di te, com’è nata la passione per il disegno, il fumetto in particolare? 
So che non è bello incolpare i propri genitori, ma la verità è che è stata tutta colpa di mio padre.
Sono cresciuta circondata da fumetti di Tex Willer, Alan Ford, Flash Gordon, l’Uomo Ragno e mille altri che non sto ad elencare. Mio padre era un avido lettore e un artista mancato, se così si può dire.
Stando spesso male, era costretto a lunghi periodi di degenza a casa e dato che non era sua abitudine starsene con le mani in mano, occupava il suo tempo a disegnare, scolpire, dipingere e incidere.
Da mia madre ho preso la passione per i libri d’amore e i classici (lessi Cime Tempestose a 11 anni,  a 12 ero già innamorata dell’Heatcliff di Laurence Oliver), per tutto il resto c’era Gastone (mio papà), che oltre alla passione per il disegno mi ha trasmesso anche quella per i libri di fantascienza.

Ho sempre amato disegnare sin dalla più tenera età, suppongo fosse una sorta di emulazione di mio padre prima e di mio fratello poi (anche lui disegnatore di fumetti). A scuola ero la cocca della professoressa di disegno, ovviamente, disegnavo in qualunque ora della giornata, a volte inventando scuse pessime con gli amici per non uscire e potermene restare così a casa a disegnare.
Così, mia madre non si è stupita più di tanto quando finite le medie ho detto: “Voglio fare il Liceo Artistico!”; di sicuro disapprovava in pieno, in quanto lei mi voleva dottore o architetto o una di quelle cose di cui le mamme si vantano con le amiche e i parenti.
Le è andata male. Alla grande, direi.

Qual era il tuo cartone animato preferito da piccola? 
Capitan Harlock prima, Candy Candy poi.
Però Harlock ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore, anche adesso.
Come resistere ad un pirata spaziale che lotta per salvare un’umanità che lo disprezza e lo odia?
Eroe romantico e tormentato. Zac. Fregata in 2 secondi netti.

Quali sono stati i tuoi esordi?
I primi veri lavori professionali (avevo lavorato solo per alcune fanzine di Fan Club italiani) li ho fatti per la Disney Italia.
Dopo un anno di Accademia Disney, con Alessandro Barbucci come insegnante, nel 1997 ho pubblicato su Topolino, una storiellina di poche pagine di Paperino e ho continuato con loro per quasi 4 anni, pubblicando sia su Topolino che su Minnie & Company. Poi ho avuto una specie di rigetto del fumetto per qualche anno, dovuto anche a problemi personali.
Dopo circa cinque anni ho ricominciato proprio con Monster Allergy, disegnando gli ultimi due numeri. Ho continuato a collaborare con la Red Whale, e con loro sono seguiti lavori per Angel’s Friends e poi i libri illustrati per la collana Geronimo Stilton: Joe Carrot e le Tea’s Sisters. Ho poi pubblicato per la Glenat, una casa editrice francese, il mio primo fumetto come autrice, Kiss & Ice, curandone sceneggiatura e disegni, insieme a mio fratello Marco.
Negli ultimi anni sono stata impegnata con la serie Le Filles au Chocolat per la Miss Jungle BD.

Com’è nata la collaborazione con i creatori di Monster Allergy? 
Ero ammanigliata con Barbucci! Ah ah ah!
No, scherzo.
Nonostante io abbia cercato di spezzargli i polsi quelle due… trenta volte, non mi ha mai portato rancore (mai avere intorno un disegnatore mostruosamente bravo, soprattutto quando tu sei agli inizi e fatichi anche solo a fare la squadratura del foglio).
Difatti, fu lui a fare il mio nome in RedWhale, quindi… ok, forse ero ammanigliata!
Ma non è che gli ho chiesto qualche favore, eh? /passa di nascosto a Barbucci qualche slerfa di focaccia a mò di pagamento.
Non ero nemmeno minimamente in ansia sapendo che avrebbe visionato tutto il lavoro, corretto le tavole e insultata all’occasione.
No, no. Manco un po’.

Dovendo offrire un consiglio a un/a aspirante disegnatore/trice… che cosa gli/le diresti? 
“Fuggi, sciocco!”

Ok, ora sembra che io sia una persona pessimista.
E invece no. Sono puccia e positiva, ma ho anche i piedi ben piantati per terra.
Cercherei di fargli capire che un lavoro come questo, porta sì tante soddisfazioni, ma allo stesso tempo porta tanti problemi, insicurezze sul futuro, stress, rabbia, delusioni. E tanti, tanti sacrifici.
Tipo, non avere una vita sociale.
Cioè, magari la vita sociale te la fai anche… su Facebook.

Bisogna essere davvero, davvero convinti di volerlo fare.
Bisogna essere pronti a passare ore e ore sulla stessa pagina e a non avere orari di lavoro.
Ed essere imprenditori di se stessi, inseguire gli editori per farsi pubblicare, rispettare le scadenze, sapersi organizzare il lavoro, rincorre gli editori -di nuovo- stavolta però per farsi pagare, magari entro i prossimi cinque anni. Essere abbastanza informati da sapere con chi si sta lavorando, che sennò puoi inseguirli quanto vuoi, ma se quelli sono furbi non si fanno certo trovare.

E scordatevi di avere un orario, o di lavorare 8 ore al giorno. Se vi va bene, lavorerete dalle 12 alle 14 ore al giorno.
Se vi va bene.
Persino Dio si riposò il settimo giorno.
Il disegnatore di fumetti non può permettersi questo lusso.

Come ti vedi fra cinque anni? E fra dieci anni? 
Seduta allo stesso tavolo e sulla stessa sedia a fare sempre la stessa cosa.
Beh, no dai.
È probabile che la sedia la debba cambiare, comincia già a scolorirsi.

Sui mostri in generale: – Da bambina, c’era un mostro che ti faceva paura più di ogni altro? Se sì, quale? – E ora che sei adulta, quali mostri ti spaventano di più? 
Brrrrr, sì. I vampiri!
Ma mica quelli di adesso, che sbrilluccicano e che fanno sospirare le ragazzine grazie alle loro faccine kawaii.
Parlo di vampiri veri, quelli brutti, sporchi e cattivi!
Da bambina le tv locali facevano a gara a mandare in onda quei filmacci in bianco e nero di serie B su vampiri, morti che resuscitavano e mostri in genere. Mia madre, povera donna ignara, mi mandava a letto presto, ma io, che ero una gran furba, mi alzavo di nascosto, mi nascondevo nel corridoio al buio e da lì guardavo tutti quei bei filmetti de paura che si sciroppavano i miei. Poi andavo a dormire e sognavo che mia madre era un vampiro, mio padre era un vampiro, mia nonna era… vabbè, avete capito. Per anni ho avuto incubi sui vampiri.
Non che questo mi abbia mai frenata dall’alzarmi di nascosto e continuare a guardare suddetti film.
Anche se forse avrei dovuto darmi una regolata quando cominciai a sognare che anche il mio cane era un vampiro.

Dei mostri in genere non ho mai avuto paura, anche se, quando ero bambina, una notte uno di loro ha dormito con me, sul mio letto, tenendomi bloccate le gambe. Me lo ricordo ancora.
Io, un po’ per paura e un po’ per non disturbarlo, non mi sono mossa tutta la notte (il fatto che mi tenesse le gambe bloccate forse ha un po’ influito), e al mattino lui se ne è andato e non è più tornato.

Per un certo periodo poi, grazie a mio fratello, sono stata terrorizzata all’idea che Babbo Natale mi trovasse sveglia la vigilia di Natale.
Passai un paio d’anni di puro terrore.
Per fortuna qualche anno dopo scoprii che non esisteva.
Sempre grazie al fratello di cui sopra.
Chi ha bisogno dei mostri quando ha un fratello maggiore?

Sulla serie, invece: – In chi ti identifichi di più nella serie Monster Allergy: in Zick o in Elena Patata? 
A dire il vero… in Bombo! 😀
Cicciotto, simpatico, un po’ scemotto e che pensa solo al cibo, e allo stesso tempo, tenero e compagnone.
Bombo è il personaggio che porta il sorriso sulle labbra, anche quando non vorrebbe. In pratica… moì.

E, dovendo scegliere un gatto, chi preferiresti avere acciambellato accanto alla tua scrivania: Timothy-Moth o Sfruscio? 
Sfruscio, ovviamente!
Timothy già me lo immagino a dare consigli non richiesti e a punzecchiarmi con aria di sufficienza mentre disegno.
Che già ci pensano gli editor, mi ci manca solo il gatto saccente.

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